Isla de la Juventud: Presidio Modello

l’Isola che non c’è e il Panopticon cubano

Questa era la strada per arrivare all’Isola che non c’è (e il suo panopticon).

Seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino.
In tempo per prendere il volo quotidiano verso la Isla de la Juventud in partenza dallo spartano terminal nazionale dell’aeroporto di Havana. Il tempo di un caffè e una scorsa al quotidiano rivoluzionario Granma a bordo del piccolo aeroplano Cubana ed eccola lì, l’Isola che non c’è e che si può chiamare in tanti modi. Quanto l’abbiamo immaginata questa terra di pirati, prigioni panopticon e rivoluzionari.

Quando abbiamo detto alla proprietaria della casa particular dove alloggiavamo di essere arrivati sino alla Isla de la Juventud appositamente per il Presidio Modelo è rimasta esterrefatta. Del resto quando ti capitano due turisti in fissa con Bentham, Foucault e l’architettura della sorveglianza? In ogni caso, ne è valsa davvero, decisamente la pena (pun intended), perché il Presidio è un posto pazzesco, inquietante e intriso di storia. Ma andiamo per ordine.

LA STORIA DI UNA ISOLA CON TANTI NOMI

C’è una isola tropicale, a largo di Havana, che secoli fa era conosciuta come Isla de Tesoros a causa dell’alta concentrazione di covi di pirati. Famosa al punto da essere d’ispirazione per l’Isola del Tesoro di Stevenson e per l’isola che non c’è di Peter Pan di Barrie.

In epoche più recenti, quella stessa isola si chiamava Isla de los Pinos ma era conosciuta da tutti come la Isla de los Casinos, perché il boss mafioso Lucky Luciano ne voleva fare la Montecarlo dei tropici. Al capo estremo dell’isola era stato persino costruito un lussuoso hotel Hilton che offriva accoglienza stellata e tramonti sul mare da vertigini.

Poi è venuta la rivoluzione, e Fidel Castro – che la Isla la conosceva bene, essendoci stato in carcere – decise di farne una colonia per studenti e la ribattezzò Isla de la Juventud. E così, tra la natura rigogliosa dell’isola, furono costruite decine di imponenti edifici scolastici in stile sovietico intitolati a teorici marxisti e rivoluzionari. Sull’Isla arrivarono migliaia di studenti da tutto il mondo (dall’Unione Sovietica e dalla Cina, ma anche e soprattutto dall’Africa).

Macerie di sogni

Oggi di questa storia, sull’isola che non c’è, restano solo le macerie.
Le scuole, e con loro l’utopia della colonia comunista, sono state chiuse e abbandonate quando sono finiti i fondi. Gli studenti internazionali sono partiti e non hanno più fatto ritorno. L’hotel al capo estremo dell’isola è stato statalizzato ed oggi è un luogo decadente a dir poco (noi dovevamo pernottarci e lo abbiamo trovato sbarrato – ma questa è un’altra storia). Le lunghe strade che attraversano l’isola sono deserte, attraversate solo occasionalmente da persone a piedi, in bicicletta o in autovetture di ogni tipo ma tendenzialmente scalcinati.

Con gli aerei che atterrano ogni tanto nel minuscolo aeroporto a poca distanza dall’unico vero centro abitato arrivano poche persone. Perlopiù cubani che tornano dai familiari o si concedono una vacanza balneare. Ogni tanto, qualche turista. Tipo noi, venuti non a caccia dei tesori dei pirati ma per visitare quello che resta del carcere panottico cubano.

IL PANOPTICON CUBANO

Questa imponente prigione fu costruita negli anni ’20 del Novecento, durante il regime autoritario di Gerardo Machado, sul modello del carcere panottico di Bentham. Quattro blocchi a pianta circolare, al centro di ognuno una torre di controllo da cui si accede per un passaggio sotterraneo. Tutto pensato per ottenere sorveglianza costante, come spiegherà poi Foucalt. Ogni detenuto ha costantemente davanti a sé la torre dalla quale viene osservato e non può mai avere la certezza che in quella torre ci sia qualcuno ad osservarlo.

Ogni blocco composto da cinque piani, ognuno di 93 celle singole, per una capienza totale di 5000 detenuti. Nel Presidio Modelo sono state rinchiuse, nel corso dei decenni, migliaia di persone – tra cui anche alcune centinaia di giapponesi, tedeschi e italiani durante il secondo conflitto mondiale. I reclusi più famosi del Presidio sono comunque indubbiamente stati Fidel e Raul Castro e gli altri ribelli della Moncada. Questi furono qui rinchiusi da Fulgencio Batista – a seguito della sanguinosa repressione della ribellione – dall’ottobre ‘53 al maggio ‘55. Qui Fidel scrisse il manoscritto La historia me absolvera e di fatto costruì il progetto rivoluzionario con cui qualche anno dopo strappò Cuba dalle mani di Batista.

Il Panopticon alla cubana è stato – che sorpresa! – carcere modello solo di nome. Sovraffollamento, brutalità ed abusi erano all’ordine del giorno, e centinaia di detenuti vi hanno perso la vita. Nel 1967 è stato finalmente chiuso ed oggi è di fatto abbandonato.

Noi abbiamo passato una giornata ad esplorare quello che resta dei suoi giganteschi blocchi ed il piccolo museo (ricavato nell’area che era stata riservata alla detenzione di Fidel ed i suoi), e ne siamo usciti con la pelle d’oca.

Non solo Panopticon: le perle dell’isola

La Isla non è solo il suo penitenziario abbandonato. Ma questo paradiso tropicale sui generis, nasconde i suoi tesori: per esplorarla, ci sarà della strada da fare (su mezzi a scelta; se viaggiate in macchina, è probabile che qualche studente vi chieda un passaggio).

La parte meridionale dell’isola, un tempo zona militare meridionale, è riserva naturale e offre scenari da fine del mondo. Qui si trovano la bella Playa Larga e la Cueva de la Punta dell’Este (che è stata definita la Cappella Sistina dell’arte indigena caraibica). Si può anche visitare il Criadero Cocodrilo (allevamento di coccodrilli che è parte dei programmi di tutela ambientale locali). Dall’estremità remota dove sorge il fu Hilton Hotel oggi conosciuto come Colony Hotel (dicono: i migliori tramonti dell’isola), si accede via barca alla bellissima e incontaminata spiaggia di Punta Frances. Va da sé che per esplorare questa parte della Isla converrebbe fare base al Colony Hotel… (disclaimer: ci è chiaramente rimasto indigesto il fallimento del nostro progetto di pernottamento).

Nel principale centro abitato, Nueva Gerona, si può facilmente trovare alloggio in una casa particular a caso. Le soluzioni sono tendenzialmente spartane, ma economiche. C’è poco da fare, se non passeggiare pigramente per il piccolo corso e finire davanti a El Pinero. Questo traghetto un tempo era usato per trasportare i prigionieri (inclusi i Castro). Oggi, parcheggiato al centro di una piazza, è diventato un bizzarro luogo di ritrovo – musica ad alto volume inclusa – per i giovani locali.

Non solo Panopticon: mangiare e bere

In centro si mangia e si beve di gran gusto spendendo davvero poco al Buenavista (che oltre per l’ottima cena ricordiamo per la sontuosa sbronza della nostra prima notte). Nei pressi del Presidio Modelo – che si raggiunge pedalando di buona lena dal centro – si trova invece il Paladar de Toti, ottima soluzione per rifocillarsi dopo la visita al penitenziario.

L’isola che non c’è è stata solo una delle tappe del nostro giro di Cuba. Ma non ce la scorderemo mai.

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