48 ore a Venezia, tra Biennale e spritz

Venezia vale sempre la pena.
Anche con poco tempo a disposizione, anche a costo di fare qualche salto mortale per arrivare al binario.
Perché poi arrivi, ed ogni volta è come la prima. Un passo fuori dalla stazione Santa Lucia, e già ti devi fermare un attimo: che meraviglia.

La prima volta che ho visto Venezia ero una bambina, in vacanza con i miei genitori e mia sorella. Ricordo che prendemmo un motoscafo taxi, che a me pareva una cosa assurda. Mia madre scattava foto in bianco e nero con una vecchia Nikon, ed è su quelle fotografie che ho costruito il mio primo ricordo di Venezia: Piazza San Marco invasa di piccioni, tutti quei ponti, attraversare la città su una gondola, mangiare il gelato alla Giudecca.

Sono poi tornata solo tanti anni dopo, ed è stato bellissimo, come solo un weekend a Venezia quando sei innamorato può essere.

Ecco la nostra ricetta per una fuga a Venezia, in cui non mancano né le scorpacciate culturali alla Biennale né il romanticismo (e, ovviamente, tanto cibo). Attenzione: presenta un alto carico di Spritz 🍹!

10 cose da fare a Venezia

  1. A Piazza San Marco si deve andare, non si discute. Ma per godersela in tutta la sua bellezza l’unica scelta è svegliarsi all’alba, passeggiare un po’ nella città addormentata, e, dopo una colazione (a scelta tra il fascino storico del Caffè Florian o, meglio!, dell’Harry’s Bar) , visitare la Basilica di San Marco e il Palazzo Ducale.
    Quando visitate il Palazzo, provate a guardarlo… come un condannato a morte: due delle colonne del loggiato superiore del palazzo sono rosa, mentre tutte le altre sono bianche – perché in quel punto il Doge prendeva posto per annunciare le sentenze di morte; e proprio lì – tra quelle due colonne di fronte alla Torre dell’Orologio – veniva poi collocato il patibolo, in modo che il condannato potesse vedere l’ora esatta della sua fine.
  2. Sappiate anche che c’è un altro, imperdibile modo per apprezzare la bellezza di Piazza San Marco, con una prospettiva unica. A Palazzo Contarini del Bovolo, dopo aver ammirato la bella corte interna, ci si può arrampicare su per la scala a chiocciola che si srotola nella splendida torre, dalla cui cima – con 27 metri, ben più alto della maggior parte degli edifici veneziani! – si gode una vista mozzafiato.
  3. Rendere grazie per il cielo sopra la testa al Ponte dei sospiri. Il ponte deve il suo nome alla sua storia: costruito per collegare le prigioni alle sale dei magistrati, veniva attraversato dai condannati – che dalle sue finestre vedevano, forse per l’ultima volta, il cielo. Molti non sanno che il Ponte, visitatissimo (e fotografatissimo!) all’esterno, è anche visitabile, ma solo con il tour degli itinerari segreti di Palazzo Ducale.
  4. Passeggiare nel popolare Sestriere Castello, esplorando via Garibaldi, assaporando la pace della chiesa Sant’Anna e della Basilica di San Pietro, e fermandosi a fare una foto in una delle pittoresche calli.
    Qui c’è anche lo storico circolo “Sette Martiri” del Partito comunista italiano (adesso di Rifondazione), luogo anche questo a suo modo fuori da tempo, dove volendo ci si può anche fermare a prendere un cicchetto tra i cimeli del passato.

    Perdersi nelle calli veneziane al Sestriere Castello.
  5. Indulgere alle tante tentazioni del cibo di strada. Si può mangiare la mozzarella in carrozza alla Rosticceria Gislon, si può fare incetta di tramezzini veneziani al Bar La Toletta o al Bar al Theatro,  e si può gozzovigliare con uno “scartosso de pesse fritto” dopo l’altro da Acqua e Mais oppure si può andare a caccia dei migliori cicchetti e spritz.  Tra i (tanti, troppi!) bacari da provare: il contemporaneo Salvmeria a Castello, il must per gli amanti del vino Vino Vero e l’imperdibile Vecia Carbonera a Cannareggio, il buono e bello Sepa a San Marco, gli storici Cantina do Spade e Al Mercà a Rialto. Un altro posto per andare a colpo sicuro con la caccia agli spritz è Campo Santa Margherita, dove ci si può fermare alla Bifora o al Caffè Rosso. Per chi ai cicchetti vuole accompagnare la birra artigianale c’è invece Basegò.
  6. Perdersi nella meravigliosa Libreria Acqua Alta, dove ci sono libri da ogni parte, dentro scaffali straripanti, gondole e vasche da bagno 📚.
  7. Farsi TUTTA la Biennale di Architettura in un giorno. Oppure, se non volete passare la giornata a marciare e ridurvi come noi (che quando abbiamo guardato il conteggio passi e ci è preso un infarto!), spalmarvela su due giorni. Il titolo di questa edizione è Freespace, e dentro ci sono così tante cose che non si può riassumerle qui. Ci limitiamo a dire che abbiamo avuto tante sorprese tra i padiglioni dell’Arsenale, e che abbiamo trovato tanti luoghi e temi – vi dice niente a Gibellina? – a noi cari nel padiglione Italia curato da Mario Cucinella.
    Appunto a margine: noi siamo andati l’ultimo weekend di giugno, a ridosso dell’apertura, ed ora che scriviamo manca già poco alla chiusura (il 25 novembre) – come è potuto volare così il tempo?!

    Il giardino delle sculture di Carlo Scarpa al Padiglione Italia della Biennale.
  8. Nei portici di Piazza San Marco c’è lo storico negozio Olivetti di Carlo Scarpa. Un pezzo di storia del design del ‘900, restituito al pubblico grazie alla FAI, che vale decisamente una visita. Per gli appassionati di architettura: di Scarpa si possono ammirare anche il Monumento alla Partigiana davanti ai Giardini della Biennale, il giardino delle sculture al Padiglione Italia, l’aula Baratto alla Ca’ Foscari e gli spazi della Querini Stampalia a Santa Maria Formosa.
  9. Godersi la calma della Giudecca, passeggiando nelle sue calli silenziose, ammirando opere d’arte nelle sue gallerie (per la fotografia c’è i Tre Oci, per l’architettura il progetto Renzo Piano alla Fondazione Vedova), e sopratutto fermandosi a comprare gli ottimi ortaggi a Km0 allo storico mercato del giovedì delle detenute del carcere femminile.
  10.  Venezia è stata nota – e ben prima di Las Vegas! – anche per il gioco d’azzardo. A metà ‘700 si contavano più di 100 casini sparsi per la città, tra cui l’affascinante Casino Venier, che è oggi sede dell’associazione culturale italo francese Alliance Française e visitabile su appuntamento. Chi ai colori delle carte preferisce quelli dei mosaici, si innamorerà invece della meravigliosa Fornace Orsoni che, attiva dal 1888, è la più antica nel mondo per la produzione del preziosissimo mosaico di vetro a foglia d’oro (usati ad esempio per la Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona). La Fornace si può visitare (su appuntamento) per scoprire tutti i segreti di questa arte ed ammirare la bellissima Biblioteca dei colori, archivio delle 3500 gradazioni di colore degli Orsoni.

Tre posti dove dormire

Domenica mattina al p1779.
  1. Noi ci siamo trovati benissimo al bed & breakfast p1779, con le sue bellissime stanze nel cuore di Cannaregio (posizione strategica, anche per gli spritz!). Considerati i prezzi (esorbitanti) di Venezia, un buon rapporto qualità-prezzo… e quel letto era davvero un sogno 😍!
  2. Se l’occasione è davvero speciale e ci si vuole viziare, il mio albergo da sogno è Aman (per farsi un’idea: antico e bellissimo palazzo in cui si fondono rococò e design essenziale, con tanto di suite con affreschi di Tiepolo), seguito a stretto giro dal Gritti Palace.
  3. Per chi è invece alla ricerca di una opzione attenta al budget, c’è il Generator, che a Venezia è ospitato in un vecchio magazzino alla Giudecca in cui si mescolano elementi storici e design moderno. I dormitori (anche solo per donne) sono particolarmente carini, e super economici! Altrimenti, idea pazza: si può fare base in una delle lussuose tende del Glamping Canonici di San Marco, nella splendida campagna tra Venezia e Padova.

 

In ogni caso: 48 ore non ci sono bastate. Venezia, ci vediamo presto 💘

Lascia un commento