Macerie e memoria: il Cretto di Burri a Gibellina

Le macerie hanno la memoria lunga. Se ne stanno immobili come sentinelle di un passato che non può essere dimenticato, e raccontano, senza parole, una storia che altrimenti nessuno ricorderebbe.
Questo è particolarmente vero a Gibellina, paesino isolato dell’entroterra trapanese, dove sorge il Cretto di Burri. Cinquant’anni fa, in una notte di gennaio del 1968, un violento terremoto, con epicentro proprio a Gibellina, ha colpito la Valle del Belice – provocando la morte di centinaia di persone e lasciandone migliaia senza tetto.

In quella notte gelida, l’intera Valle del Belice fu profondamente sconquassata e la cittadina di Gibellina fu rasa completamente al suolo.

La nuova Gibellina

Alcuni anni dopo il terremoto, fu ricostruita una nuova Gibellina – ma a circa 20 km di distanza dal sito della città originaria, ed in stile completamente moderno.

Nel 1985 il sindaco Ludovico Corrao convocò infatti una serie di artisti e architetti contemporanei di grande fama affinché contribuissero con le loro opere alla rinascita della città.
L’opera più famosa è la Cattedrale Madre di Ludovico Quaroni, ma poi ci sono  chiese, edifici, piazze, monumenti, sculture a firma di Consagra, Pomodoro, Schifano, Paladino e tanti altri, arrivando fino agli street artist di oggi, come Sten Lex.

Un vero e proprio “museo diffuso” quello voluto da Corrao, con un progetto ambizioso (se non addirittura utopico, come diranno alcuni) che mette l’arte e l’architettura al servizio del territorio.

Quantomeno nelle intenzioni, perché il progetto in realtà è riuscito solo in parte – anche perché i fondi per portarlo avanti non ci sono mai stati – ed i suoi critici, nel rilevarne il fallimento, sottolineranno proprio l’incapacità di dare *davvero* al territorio (è arte calata dall’alto, in maniera del tutto autoreferenziale, diranno, senza servire a niente).

Ciò che resta di Gibellina: il cretto di burri

Alberto Burri, in ogni caso, con Gibellina nuova non volle avere nulla a che fare. Il famoso artista perugino, definito il principale esponente dell’arte informale, era interessato piuttosto a ciò che restava di Gibellina vecchia. A quelle macerie abbandonate, a venti chilometri di distanza da qualsiasi altra forma di vita, eppure indimenticabili, con il loro carico di storia e memoria.

E così, Burri volle rendere quelle macerie eterne, ricoprendole con un’immensa colata di cemento bianco, fortificandole al tempo, trasformandole in una mappa del passato.

Il Cretto di Burri, ferita di Gibellina Vecchia.

Una gigantesca opera monumentale, a lungo restata incompiuta: i lavori per la costruzione del Cretto di Burri ebbero inizio nel 1985 ma furono interrotti nel 1989 per carenza di fondi, lasciando l’opera incompiuta per circa un terzo della sua superficie totale (si parla di 85 metri quadri).

Così è stato sino al 2015, quando – in occasione del centenario della nascita di Burri – il Cretto è stato infine portato a termine. Sia Burri che Corrao sono intanto morti, senza mai vedere ultimata l’opera tanto voluta.

Il Cretto di Burri – Gibellina vecchia

Il Cretto è stato definito “una tomba di cemento…  un monumento funebre in forma di paesaggio, di teatro, di scultura… un sudario sulla terra nera”.

A Gibellina, insomma, l’arte, a cielo aperto, si fa strumento della memoria. Ed a camminare tra le crepe di quel luogo allucinante che è il Cretto, nel silenzio e solitudine che lo caratterizzano, si prova qualcosa di difficilmente spiegabile.

Nel Cretto di Burri, a Gibellina vecchia, si sente tutta addosso la memoria di quello che era, e che non sarà mai più.

 

📍 Gibellina e il Cretto di Burri sono tra Palermo e Trapani e sono una tappa imperdibile del nostro giro della Sicilia in 10 (o più) giorni.  Tra le altre attività speciali incluse:
🎨 la street art di denuncia del Pizzo Sella Art Village;
✨ la rigenerazione urbana attraverso la cultura al Farm Cultural Park di Favara;
👊 i luoghi simbolo dell’anti mafia a Palermo.

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