Streetart siciliana: Pizzo Sella Art Village

Pizzo Sella è davvero un luogo assurdo: le 170 villette ammassate sul promontorio brullo che si affaccia sul golfo di Mondello sono infatti un prodotto dall’abusivismo sfrenato di Cosa Nostra, l’oggetto di una querelle giudiziaria durata oltre quindici anni e, oggi, il palcoscenico di un progetto di riappropriazione del territorio tramite l’arte.

La collina del disonore

Il complesso residenziale di Pizzo Sella fu costruito alla fine degli anni Settanta dalla famiglia del boss Michele Greco, e nel 1984 un’indagine dei Carabinieri svelò la natura illecita delle sue fondamenta – tra abusivismo, abusi d’ufficio e corruzione.

Allora venne definita “la collina del disonore” e se ne promise la distruzione, ma dopo anni e anni di processi la Cassazione ha invece ordinato la revoca della confisca per la gran parte delle ville della discordia.

Che ne sarĂ  di Pizzo Sella?

Intanto, questa cittadina fantasma ed i suoi cadaveri architettonici sono diventati il palcoscenico di un interessante intervento di rigenerazione (o, meglio, riappropriazione) artistica.

Nel corso degli anni, in molti si sono interrogati sul destino del cimitero a cielo aperto di Pizzo Sella – dal collettivo Alterazioni Video con l’opera Incompiuto siciliano a l’Ordine degli architetti di Palermo che lanciò un concorso di idee per la riqualificazione dell’area (il cui progetto vincitore non andò però mai in porto).

Il Pizzo Sella Art Village

Nel 2013 è infine nato il Pizzo Sella Art Village: il collettivo palermitano Fare Ala ha scelto cinque delle ville ancora sottoposte a confisca e ne ha fatto un cantiere creativo aperto.
Artisti come Nemo’s, il Collettivo FX, I mangiatori di patate, Ema Jhons e, da ultimi (in occasione della Manifesta Biennial) il Collettivo Rotor, hanno accettato l’invito di arrampicarsi, pennelli e pennarelli nello zaino, lungo l’unico sentiero percorribile per arrivare nel cuore della collina e di riempire le abitazioni prescelte di colori, parole e idee.

Pizzo Sella: un murales che racconta l’ostilitĂ  dei locali alle attivitĂ  dell’Art Village

Tutto ciò, si badi, nella totale illegalitĂ  – perchĂ© Pizzo Sella resta altrimenti un luogo inaccessibile e intoccabile.
C’è un’unica strada che porta alla collina, con un custode a controllare che nessuno si arrampichi fino alle case confiscate. Ci sono gli abitanti delle case liberate dalla confisca che non vogliono che “i vandali” portino i loro colori, e l’attenzione del pubblico, sulla collina. Ci sono gli undici artisti che nella primavera del 2016 si sono beccati una denuncia per “danneggiamento, con l’aggravante di aver operato all’interno di un bene sequestrato”.

Come scrive (in un articolo illuminante) la critica e curatrice d’arte Helga Marsala:

dentro un limbo intitolato all’abuso, la linea dell’illegalità diventa unica via d’accesso e di fuga. Come agire, in un luogo che non c’è? Come operare una rottura, nello spazio degenerato di un sequestro permanente? Essendo essi stessi – gli artisti – dei fantasmi in azione. Sparire, scegliendo vie non ufficiali e circuiti silenziosi, per esistere là dove la morte è al lavoro, da quasi mezzo secolo.

Per arrivare a Pizzo Sella continua ad esserci solo quella strada in salita, e il futuro della “collina del disonore” resta ancora una domanda aperta. Per saperne di piĂą – sulla strada in salita, e quello che c’è dopo – non c’è che da contattare direttamente il Pizzo Sella Art Village.

📍 Pizzo Sella è appena fuori Palermo, ed è una tappa del nostro giro della Sicilia in 10 giorni. Nell’itinerario da scoprire anche:
👊 i luoghi simbolo dell’anti mafia a Palermo;
✨ la rigenerazione urbana attraverso la cultura al Farm Cultural Park di Favara;
🌌 le macerie della memoria al Cretto di Burri di Gibellina.

Lascia un commento