Giro della Sicilia in 10 (o più) giorni

Sicilia vuol dire tante cose, così tante che è difficile fare l’elenco. Inizia tutto con la vista vertiginosa dal finestrino di un aeroplano in fase di discesa su Punta Raisi: mare blu a perdita d’occhio e poi, all’improvviso – da trattenere il respiro per un attimo, con un vago senso di vertigine – ecco la costa, la pista d’atterraggio e la Sicilia che ti si srotola davanti.

La Sicilia è una terra bellissima e complessa, avvolgente ed a tratti sconvolgente, piena di storia e pulsante di vita. Ci sono le splendide città sospese tra passato e presente, i pugni di isole fuori dal tempo, le infinite spiagge bellissime e l’ancora più infinito mare blu che avvolge tutto, le rovine greche e le scintillanti chiese bizantine, le lunghe strade che si srotolano nelle campagne silenziose, e tutt’intorno cacti e fichi d’india e limoneti. La Sicilia ha tante facce anime e diverse, infinite meraviglie più o meno note, e ci vorrebbe una vita per poterla (forse) scoprirla per intero.
Per iniziare a conoscere questa terra straordinaria (con l’ambizione di non trascurare nessuna delle sue tante sfaccettature), abbiamo aperto una mappa, contato i giorni a disposizione e messo insieme un piccolo giro della Sicilia in dodici giorni – che si può fare anche, rinunciando a qualcosa, in dieci giorni o, concedendosi una parentesi isola, in due settimane.

Ecco come è andata la nostra scorpacciata siciliana:

1) 4 giorni a Palermo e dintorni
(📍 Palermo, Monreale, Riserva dello Zingaro)

Il duomo di Monreale

Servono almeno un paio di giorni per esplorare a fondo Palermo e le sue meraviglie: la sontuosa e altissima Cattedrale, il Palazzo Reale con la sua scintillante Cappella Palatina, la chiesa dalle cupole rosse di San Giovanni agli Eremiti con il suo giardino profumato, l’elegante Teatro Massimo con il suo inconfondibile stile liberty, la piazza dei Quattro Canti e la sorprendente chiesa di San Giuseppe dei Teatini, la Fontana Pretoria (più comunemente conosciuta come la Fontana della Vergogna), l’imponente chiesa della Martorana e subito accanto quella piccola ed essenziale di San Cataldo, la magica chiesa di Santa Maria dello Spasimo alla Kalsa; i mercati storici – Ballarò, il Capo e soprattutto Vucciria (che ha una doppia vita, mercato di giorno, palcoscenico della vita notturna quando cala il sole); i cortili arabi ed i cantieri culturali della Zisa; la Palazzina cinese nel parco della Favorita… l’elenco potrebbe andare avanti ancora lungo, e non abbiamo ancora nemmeno iniziato a parlare di cibo!Nei dintorni di Palermo, poi, c’è il duomo di Monreale con i suoi scintillanti mosaici dorati e il suo romantico chiostro – che merita senz’altro almeno una mezza giornata.

Un’altra parentesi fuori-porta – che ben si presta (essendo sulla strada dell’aeroporto) a primo approccio siciliano ancor prima di arrivare a Palermo – è la visita alla casa memoria di Peppino Impastato a Cinisi (punto di partenza per una esplorazione dei luoghi-simbolo dell’anti-mafia civile). Volendo si può abbinare a una tappa sulla spiaggia di Mondello che ben vale una visita, se non per le sue acque (decisamente troppo affollate in alta stagione), per una passeggiata tra le storiche “capanne” e l’antico stabilimento balneare art nouveau.

I Faraglioni di Scopello, nella Riserva dello Zingaro (visti dal mare)

Per gli amanti del mare, non può poi davvero mancare la gita in barca alla Riserva dello Zingaro: il tempo di guidare fino a Castellamare del Golfo, contrattare per l’affitto di una barchina e si apre all’orizzonte un paradiso naturale. Consigliato l’ormeggio alla Tonnara di Scopello per un bagno sotto i suggestivi faraglioni!
Per gli amanti della street art, invece, c’è il Pizzo Sella Art Village, esperimento di riappropriazione del territorio tramite l’arte a cura del collettivo palermitano Fare Ale (che raccontiamo meglio qui).

Proposta di itinerario nel dettaglio
*Bonus: Sulla strada in macchina tra aeroporto e Palermo o viceversa, si possono fare tappa a Cinisi per fare i cento passi di Peppino Impastato e visitare la sua casa; tappa a Mondello per una passeggiata sul lungomare con le cabine colori pastello e le sorprese liberty (magari concedendosi un pranzo proprio a Le Terrazze, all’antico stabilimento balneare); e infine una sosta al Parco della Favorita ad ammirare la Palazzina Cinese.

*Giorno 1: ricca colazione alla Pasticceria Cappello o all’Antico Caffè Spinnato, e poi via all’esplorazione del mercato del Capo e – passando per il Teatro Massimo (magari con digressione arancini ai Cuochini) – del mercato di Ballarò. Si inizia poi a scendere verso il mare, passando per Piazza dei Quattro Canti, la Fontana della Vergogna, la Chiesa di Martorano e quella di San Cataldo. Pranzo all’Antica Focacceria San Francesco, ed a seguire – passando per Piazza della Rivoluzione – pausa nella pace magica di Santa Maria dello Spasimo. Si potrebbe indulgere anche in un pausa all’Orto Botanico e magari includere una tappa a Palazzo Chieromonte Steri ed il Museo dell’Inquisizione, prima della passeggiata del tramonto sul Lungomare Foro Italico (conclusa da omaggio al murales di Falcone e Borsellino). Ci può scappare una brioche con gelato (da al Gelatone, Casa Stagnitta, la Kala…) da o un fritto da Nni Francu u’Vastiddaru. Per la cena e la serata ci si perde a Vucciria, con i baracchini di cibo di strada tra le piazze affollate di Caracciolo e Garraffello.

*Giorno 2: colazione al Bar Marocco per poi darsi all’esplorazione di Cattedrale di Palermo, chiesa di San Giovanni degli Eremiti, Palazzo Normanno e Cappella Palatina. Pranzo informale da Nino U’Ballerino. Poi – passando per il gioiellino liberty che è il Villino Florio – su alla Zisa, a visitare il Castello e il Giardino (e magari anche i Cantieri culturali). Si può poi andare verso le Catacombe dei Cappuccini, magari attraversando la Rambla Papireto. Per concludere aperitivo sul lungomare durante il quale ponderare se optare per cena raffinata in centro (da SciùRum o al Gagini Social Restaurant) per una cena verace e popolare (a la Trattoria Supra i Mura al Capo o al Ristorante Ferro di Cavallo)). Per i dopocena si va a bere cocktails di alto livello al Close o alla “Champagneria” del Massimo.

*Giorno 3: colazione a base di Iris alla Pasticceria Costa e poi si sale in macchina sino a Monreale, per ammirare il Duomo coi suoi sfavillanti mosaici e il bellissimo chiostro. Il pomeriggio si può optare per Mondello oppure andare nella direzione opposta e andare a Bagheria, dove c’è anche da visitare il museo Guttuso. Se si è disposti a trascorrere un paio d’ore in macchina tra andata e ritorno, si può arrivare fino a Cefalù, con la sua splendida cattedrale e belle spiagge. Per gli amanti della street art c’è da arrampicarsi a Pizzo Sella per esplorare il Pizzo Sella Art Village.

*Giorno 4: giusto il tempo di un caffè e poi si sale in macchina, perché la colazione vera e propria si farà già dopo un po’ di strada. Si guida verso Castellamare del Golfo e ci si ferma a mangiare cassatelle al Bar La Sorgente. Poi giù al porto ad affittare un barchina e, col pranzo al sacco, si naviga pigramente fino a San Vito Lo Capo, fermandosi a fare il bagno in posti splendidi come Scopello con la sua Tonnara e i faraglioni. Senza barchetta si può comunque percorrere la costa in macchina, visitare meglio le tappe terrestri e fermarsi a fare il bagno in qualche (splendida) spiaggia a scelta, tipo quella mozzafiato di San Vito. Al ritorno, per l’ultima notte palermitana, ci si può concedere una cena rilassata (all’Oste dello Stabile o da FUD Bottega Sicula) e poi dopo cena particolare – con una lunga passeggiata alla scoperta dei luoghi e le storie dell’anti-mafia con l’aiuto della app NoMa.

(Per dormire: noi ci siamo trovati molto bene all’Opera Buffa, bel b&b maiolicato e profumato a due passi da Porta Carini)

2) 2 giorni nei dintorni di Agrigento

(📍 Gibellina, Mazara del Vallo e Sciacca, Scala dei Turchi, Favara e la Cultural Farm, Valle dei Templi)

Il Cretto di Burri a Gibellina

Lasciando Palermo verso la provincia di Agrigento, si fa una prima tappa in quel luogo lunare e suggestivo che è Cretto di Burri a Gibellina vecchia, gigantesca opera di land art che scolpisce nella pietra la scomparsa di un intero borgo per un terremoto. Vale la pena fermarsi anche a Gibellina Nuova che è oggi nota come “museo en plein air” perché è stata ricostruita – ad alcuni chilometri di distanza dal borgo originario – intorno decine e decine di opere architettoniche e artistiche.

La Scala dei Turchi

Per pranzo si può scegliere tra Mazara del Vallo o Sciacca
Nel pomeriggio, si guida fino a un altro luogo straordinario: la mozzafiato Scala dei Turchi, una meraviglia della natura creata da una spettacolare falesia viva sul mare (e su cui, attenzione, si scivola un casino!).

Cultural Farm

Infine, Favara – e la sua incredibile Farm Cultural Park, tappa per una notte speciale alla scoperta di questo straordinario e pulsante luogo di rigenerazione urbana tramite la cultura e l’arte. Un posto magico costruito nella convinzione che la cultura genera cose belle, porta crescita e sviluppo, è motore potentissimo di cambiamento. E così è successo che in 8 anni la Farm ha trasformato profondamente la cittadina siciliana di Favara – da luogo spettrale fuori da ogni mappa turistica a (per dirla col Guardian) “the island’s capital of cool”.

… E resta ancora la tappa finale: la Valle dei Templi (che non ha bisogno di presentazioni).
Davvero 48 ore piena di meraviglie!

Proposta di itinerario nel dettaglio
*Giorno 5: da Palermo sino a Gibellina (Vecchia e Nuova). Per pranzo si scende a Mazara del Vallo (per viziarsi coi famosi gamberi rossi) o Sciacca (per concedersi un pranzo speciale alla eccellente Hostaria del Vicolo, che è stato il nostro ristorante preferito) e poi si prosegue per un pomeriggio e tramonto alla Scala dei Turchi. Infine, Favara, per esplorare la Farm Cultural Park e tutto quello che vi gravita intorno (un posto speciale per dormire è proprio nel cuore della Farm, il Community Wine & Rooms).

*Giorno 6: ancora Cultural Farm, poi nel tardo pomeriggio, quando fa meno caldo, si carica tutto in macchina e si fa tappa alla Valle dei Templi per una passeggiata archeologica da togliere il respiro – prima di guidare fino a Ragusa, e scendere ad Ibla, quando fa buio (e magari, dopo una passeggiata notturna nella città, concedersi una cena allo stellato Ristorante Duomo; in alternativa si può optare anche per l’altra casa dello chef Ciccio Sultano, il panificio ristorante ai Banchi).

(Per dormire: questa stanza al Community Wine and Rooms ci ha rubato il cuore)


3) 2 giorni nel barocco del Ragusano
(📍 RAGUSA, MODICA, SCICLI e dintorni)

Una cartolina da Ragusa (o una Ragusa da cartolina)

Ragusa, il capoluogo più meridionale d’Italia, è stata definita – per il suo essere un mondo a parte – “l’isola nell’isola” o “l’altra Sicilia”. A seguito del devastante terremoto del 1693 che la rase al suolo facendo decine di migliaia di vittime fu ricostruita divisa a metà: da una parte la nuova Ragusa superiore, situata sull’altopiano; dall’altra Ragusa Ibla, sorta dalle rovine dell’antica città, ricostruita secondo l’antico piano medioevale in un proliferare di sfarzosi palazzi e chiese. Dalla parte alta della città nuova si scende verso quella vecchia per un’antica strada con 360 gradini, lungo la quale si aprono vedute spettacolari, e che portano al cuore barocco dell’isola – con il maestoso Duomo di San Giorgio e la cattedrale di San Giovanni Battista (e altre 40 chiese!). Il lato più antico della città si scopre invece passeggiando per il Giardino Ibleo e contemplando il Portale di San Giorgio.

Su per la scalinata della Chiesa di San Giorgio, Modica

Ragusa fa da punto di partenza per l’esplorazione del territorio che la circonda, a partire da Modica e Scicli.
Modica – con il suo cuore di antiche case scavate nella roccia, eleganti palazzi nobiliari e sfarzose chiese barocche – ha anch’essa una splendida e famosissima Chiesa di San Giorgio, che sorge maestosa in cima ad una scalinata di 260 gradini profumata di gelsomini; oltre al barocco, poi, la città è famosa per la sua cioccolata (per cui non potrà mancare una visita alla prima fabbrica di cioccolato siciliana, l’Antica Dolceria Bonajuto).
L’ultimo gioiello barocco è Scicli, anch’essa fatta di casette scavate nella roccia, strade strette e bellissimi palazzi e chiese. La cittadina è anche detta “il paese di Montalbano” in quanto il palazzo che ospita il suo Municipio è divenuto il commissariato della Vigata (immaginaria) di Andrea Camilleri.

Intorno al triangolo del barocco vi sono del resto diversi luoghi divenuti famosi per il commissario Montalbano e meritevoli di una visita per la loro bellezza. In particolare, non può mancare una visita al Castello di Donnafugata, splendida dimora nobiliare circondata da un giardino con labirinto, e magari anche alla fornace Penna, antica fabbrica distrutta in un incendio e considerata un monumento di archeologia industriale (anche definita, per la sua suggestività, “una cattedrale laica sul mare”).

Proposta di itinerario nel dettaglio
*Giorno 7: si spende la mattinata su e giù per le scale Ragusa, in una lunga passeggiata che fa attraversare tutti i luoghi più belli della città: da piazza Libertà si scende, ammirando la vista, al Ponte Nuovo, arrivando così prima alla Cattedrale di San Giovanni Battista, alla Chiesa delle Anime del Purgatorio ed a San Giorgio e poi al Giardino Ibleo ed al Portale di San Giorgio. Dopo il pranzo (magari ai Banchi o a Delicatessen in Drogheria), si procede verso Modica e si continua a passeggiare attraverso meraviglie barocche, a partire dalla Chiesa di San Giorgio. Dopo tanto camminare, c’è da scegliere se azzardare una merenda doppia (tra la cioccolata e i cannoli dell’Antica Dolceria Bonjaiuto e i gelati del Caffè Adamo) e/o una esperienza gastronomica particolare da Ku Fu, particolare bistrot di cucina siculo nipponica. E poi si torna, stanchi e felici, prima a cenare (perché tanto in Sicilia si ha sempre voglia di mangiare) – magari alla superlativa Locanda Don Serafino (cucina stellata in un locale molto suggestivo) – e poi a dormire a Ragusa (sorprendendosi di nuovo per la magia della città di notte).

*Giorno 8: la prima tappa è il Castello di Donnafugata, e poi si piega, guidando sulla costa, verso Sampieri e la Fornace Penna (magari fermandosi per pranzo, se è aperto, al Votavota). Nel pomeriggio tocca a Scicli, dove si resta anche per una cena speciale (al Baqqala). Ultimo rientro notturno a Ragusa, sempre senza finire di stupirsi.

(Per dormire: stavolta scelta della sistemazione con più attenzione al budget, ma senza rinunciare a stare bene. Al San Vito Hostel le camere, condivise o private, sono semplici ma ben tenute e i bei spazi comuni – tra cui una terrazza con una bella vista e una grande cucina ben fornita – rendono più piacevole la permanenza)

4) 2 giorni A SIRACUSA
(📍 Marzamemi, riserva di vendicari, siracusa)

Lasciare Ragusa è difficile, ma sulla strada per Siracusa ci sono sorprese in grado di far dimenticare almeno per un po’ i gioielli del barocco:  il pittoresco villaggio dei pescatori di Marzamemi, per una passeggiata tra i suoi colori e profumi, e poi la splendida riserva di Vendicari, per fare il bagno nella bella Cala Mosche.

Poi, infine, Siracusa, dove perdersi nelle vie dell’incantevole centro storico – l’isola bianca di Ortigia, collegata al resto della città tramite il ponte Umbertino -, arrivando sino al Castello Maniace, e poi tra le sue rovine greche (il Teatro) e romane (l”Anfiteatro). In mezzo alle rovine, c’è anche la Latomia del Paradiso – vale a dire una cava di pietra che veniva anticamente usata come prigione – con il suo Orecchio di Dionisio (e cioè una particolare forma della roccia che conferisce una acustica eccezionale). Al tramonto, poi, vale una visita la Chiesa di San Giovanni alle Catacombe.

Il bianco del Teatro Greco a Siracusa.

Per il mare: uno degli scogli di Ortigia (ai popolari bagni popolari oppure in uno degli stabilimenti privati), la già menzionata riserva di Vendicari oppure alla Riserva Naturale Orientata Cavagrande del Cassibile – dove camminare nella natura selvaggia e fare il bagno nei laghetti naturali tipici di questo vero e proprio canyon scavato dal fiume Cassibile.

Proposta di itinerario nel dettaglio
*Giorno 9: Ragusa-Siracusa con tappa a Marzamemi per pranzo e Riserva di Vendicari per bagno (per mangiare ci si può fermare in uno dei agriturismi del parco, come l’Agriturismo Il Baglietto o il Dalla Terra Bistrot). Arrivo a Siracusa, passeggiata a Ortigia e cena verace, da prenotare, da Apollonion (con i suoi insuperabili menu a scelta dello chef).
*Giorno 10: esplorazione del Parco archeologico della Neapolis e gita alla Riserva del Cassibile. Il pranzo si può fare a scelta a Siracusa (magari in giro per il mercato di Ortigia o scoprendo le declinazioni vegetariane e vegane della cucina siciliana de Le Comari) oppure al sacco (si potrebbe anche pensare a una incetta di panini alla paninoteca da Antonio e Daniele) alla riserva, dove a furia di esplorare verrà sicuramente una gran fame! L’ultima cena a Siracusa si può fare ad Ortigia (da aLevante), per salutare l’isola bianca.

(Per dormire: noi abbiamo optato per una opzione molto comoda e conveniente al moderno Una Hotel, davvero dotato di tutti i comfort; per la prossima volta ho fatto però promettere a Cosimo che si andrà a stare Alla Giudecca)

5) 2 giorni a Catania
(📍 CATANIA, ACI CASTELLO, ACI TREZZA)

Catania e i suoi giardini segreti

Infine, Catania, che chiamano l’Araba Fenice perché è – letteralmente – risorta dalle sue ceneri, più volte. La splendida città barocca è infatti scolpita dal conflitto con le forze della natura, tra catastrofici terremoti e erezioni vulcaniche (tanto che nella piazza più importante della città, quella del Duomo, sorge la statua dell’elefantino, il simbolo della città che, secondo la leggenda, la proteggerebbe dalle eruzioni dell’Etna).

Tanti dei bellissimi palazzi di Catania sono neri di pietra lavica, conferendo alla città un fascino particolare e indescrivibile a parole. Impossibile non innamorarsi di questa città che è insieme nero cenere e bianco accecante, che profuma di mare e limoni, che mischia lo sfarzo e il silenzio delle chiese barocche con i colori e il vociare dei quartieri popolari e del mercato del pesce.

C’è da ammirare la Piazza del Duomo, la Cattedrale (intitolata a Sant’Agasta, patrona della città – le cui spoglie sono custodite al vicino Museo Diocesano), la Chiesa di Sant’Agata e le altre splendide chiese barocche, il Monastero dei Benedettini, il castello degli Ursini e Palazzo Biscari ma anche la Pescheria, lo storico mercato del pesce (rigorosamente passando dall’ingresso della fontana dell’Amenano, che i catanesi chiamano “acqua a linzolu” per il suggestivo effetto di cascata dell’acqua che la caratterizza).

Da Visitare anche l’ex quartiere a luci rosse San Berillo, rifiorito anche attraverso la street art promossa dagli artisti di Res Publica Temporanea che dipingono le porte murate degli ex bordelli. Per gli amanti della street art non può mancare una tappa al porto per ammirare gli Street Art Silos, ex granai decorati con oltre 1 tonnellata di colore e più di 700 bombolette da artisti locali e internazionali, e quello che è murales verticale più grande al mondo – alto come un palazzo di dieci piani e largo come un campo da calcio – che è stato dipinto dall’artista portoghese Vhils con l’intento di celebrare l’incontro tra le culture che nel hanno definito l’identità siciliana nel corso dei secoli.

Ultimo bagno ai Faraglioni dei Ciclopi di Aci Trezza

Infine, una parentesi di mare: prima ad Aci Castello, per ammirare il Castello normanno, e poi Aci Trezza, dove Giovanni Verga ambientò il suo famoso romanzo I Malavoglia, per un ultimo bagno davanti ai Faraglioni dei Ciclopi.

*Giorno 11: L’esplorazione di Catania inizia dalla visita splendido Palazzo Biscari e poi della Piazza del Duomo con la statua dell’elefantino e il Palazzo degli Elefanti (che oggi ospita il Municipio), passando per le Terme Achilleane, quel capolavoro barocco che è la Cattedrale (con l’affresco di Giacinto Platania, che racconta appunto la colata lavica del 1669) e, volendo, anche dalla Badia di Sant’Agata (per salire sulle terrazze e ammirare Catania dall’alto). Si prosegue poi verso verso la Pescheria, da cui si accede passando dalla fontana dell’Amenano. Poi giù verso il Teatro dell’Opera Massimo Bellini, la sfarzosa Basilica Collegiata e la Chiesa di San Benedetto con il suo splendido monastero. Dalla storica via dei Crociferi si gira poi per l’Anfiteatro Romano e, magari, una passeggiata ai Giardino Bellini. Nel pomeriggio, a scoprire San Berillo – magari con il tour Catania Segreta, e una tappa finale a Piazza Goliarda Sapienza a bere una birra artigianale allo storico First. Si può poi allungare al porto, per ammirare i giganteschi Street Art Silos. Infine, cena, birre artigianali e cunzatizzi da Buatta o una pizza in una splendida location alla Locanda Cerami.
*Giorno 12: prima di ripartire, si fa una digressione al mare: su in macchina, tappa a pranzo allo Ristoro Zo del Centro Culture Contemporanee ed a seguire prima Aci Castello, per ammirare il Castello normanno (e magari farsi un tuffo nelle acque cristalline), e poi Aci Trezza, per un ultimo bagno davanti ai Faraglioni dei Ciclopi.

(Per dormire: magari ci si può concedere una camera – letteralmente – cinematografica al Duomo Suites & Spa)

Bonus: vivere l’isola di Favignana

Se poi c’è un po’ di tempo in più, non c’è da avere dubbi: si prende da Trapani una nave per Favignana, anche detta “la perla delle Egadi”, per innamorarsi senza ritorno.

Un tuffo a Cala Rossa, Favignana

A Favignana si vive secondo i tempi lenti dell’isola, assaporando un po’ alla volta i suoi angoli di paradiso. C’è da fare il bagno alla splendida e selvaggia Cala Rossa (che deve il suo nome al sangue versato dai Cartaginesi sconfitti dai Romani durante la prima guerra Punica). E poi anche alla Cala Azzurra, alla Cala Rotonda (con il suo caratteristico Arco di Ulisse, particolarmente bello da ammirare al tramonto), allo Scalo Cavallo e al Bue Marino (dove darsi ai tuffi mozzafiato). C’è da visitare l’antica e suggestiva Tonnara Florio. C’è da arrampicarsi fino al diroccato Castello di Santa Caterina per godere delle sue viste spettacolari sull’isola. C’è da andare a comprare il pesce al mercato la mattina presto e poi fare colazione alla meravigliosa Pasticceria FC. C’è da concedersi una cena raffinata al Sottosale ed una di sostanza al Quello Che C’è C’è.

(Per dormire: una camera luminosa alla Casa dell’arancio, per immergersi appieno nei colori e profumi dell’isola e dormire sogni d’argento coperti da un baldacchino bianco)

Farm Cultural Park, Community Wine & Rooms

 

E alla fine, diteci: quanto è facile innamorarsi della Sicilia?

Nell’itinerario da scoprire anche:
🎨 la street art di denuncia del Pizzo Sella Art Village;
👊 i luoghi simbolo dell’anti mafia a Palermo;
✨ la rigenerazione urbana attraverso la cultura al Farm Cultural Park di Favara;
🌌 le macerie della memoria al Cretto di Burri di Gibellina.

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